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senza titolo 20

T-Shirt e Felpe 

Indipendenti 

J4U POMAIO

 

Le Cascate

 

La destrutturazione del capo

L'opera, intitolata Cascate, si configura come una profonda indagine geometrica e filosofica che transforma un capo iconico dello streetwear contemporaneo, una t-shirt in cotone bianco o natural raw, in una tela tridimensionale e dinamica. Il titolo evoca immediatamente il flusso continuo e la forza gravitazionale della materia tessile che attraversa l'abito. Il progetto si fonda su un atto di destrutturazione e riscrittura del piano frontale del tessuto, orchestrato attraverso la polarità tra vuoto e pieno, staticità e movimento. La superficie viene reinterpretata da due interventi strutturali netti, posizionati in spazi separati e autonomi.

Il vuoto: Rappresentato da una distribuzione artistica e asimmetrica di sei occhielli da quattro centimetri rifiniti con un bordo asola in filo nero.

Il punto: Inteso come elemento geometrico e stasi, è costituito da una matrice rigorosa due per tre di sei bottoni neri da un centimetro e mezzo.

Attraverso la tensione tra questi due poli si inseriscono i flussi materici e cromatici dell'opera: una striscia di komon tenugui da 6 x 90. Il tessuto entra ed esce dalle asole proprio come un flusso d'acqua, generando un effetto tridimensionale, fluido e in costante mutamento che dà vita al concetto stesso di "Cascata".

 

Riferimenti storici 

L'intreccio dell'armatura

Il riferimento storico più potente risiede nell'Odoshi, l'antica tecnica giapponese di legare insieme le piastre delle armature dei samurai utilizzando corde di seta o strisce di pelle colorata. Il passaggio del tenugui attraverso le asole nere reinterpreta in chiave moderna questo antico linguaggio strutturale, riproponendone il ritmo visivo, l'estetica dei nodi e la forza della materia che unisce.

 

La reinterpretazione poetica

Attraverso il Mitate, l'estetica giapponese sceglie un oggetto comune e lo nobilita inserendolo in un contesto inaspettato e poetico. La striscia di tenugui viene qui decontestualizzata dalle sue funzioni originarie e trasformata nel fulcro cromatico, tattile e tridimensionale dell'intero capo, una vera e propria sorgente in movimento.

 

La storia del tessuto e l'onestà del taglio vivo

Il tenugui è un tessuto d'uso quotidiano che vanta oltre mille anni di storia, nato nel periodo Heian per i rituali shintoisti e diffusosi nel periodo Edo. Originariamente tessuto su telai a larghezza fissa, veniva semplicemente tagliato a mano nella lunghezza desiderata. Da questa necessità deriva la caratteristica più pura del tenugui: i lati stretti non vengono orlati, ma lasciati a taglio vivo. Con l'uso e i lavaggi, i fili si assestano creando una morbida frangia naturale. Questo mutamento accoglie pienamente lo spirito del Wabi-Sabi (l'accettazione della bellezza imperfetta) e del Mono no Aware (la nostalgia per il tempo che passa). Nell'opera, i terminali sfilacciati che spuntano dagli occhielli dichiarano la natura selvaggia e onesta del tessuto, ricordando la spuma o la fine di una cascata che si infrange.

 

L'ecosistema estetico e i due elementi

L'opera vive del perfetto equilibrio matematico e spirituale generato dalla ripetizione del numero sei e si articola su due consistenze filosofiche:

 

Il vuoto e il segno calligrafico

La disposizione asimmetrica degli occhielli gioca con il concetto di Ma, lo spazio vuoto o l'intervallo che dà ritmo e respiro alla composizione. L'accostamento tra la tela chiara della t-shirt e il bordo nero delle asole evoca l'estetica dello Shodo, la calligrafia, dove l'inchiostro incide lo spazio bianco con gesti fluidi e asimmetrici.

 

Il punto e la disciplina geometrica

La matrice due per tre dei bottoni introduce invece la geometria del Koshi, la tradizionale grata in legno delle architetture di Kyoto. Questo elemento rappresenta l'ordine, la griglia urbana e la disciplina razionale che fa da necessario contrappeso e argine alla fluidità asimmetrica del vuoto.

 

Una struttura aperta e il futuro dei komon

Il design della t-shirt è concepito come un dispositivo estetico aperto. L'architettura fissa delle asole e dei bottoni è progettata per accogliere l'infinito catalogo dei Komon, i piccoli motivi tradizionali ripetuti geometricamente sul tessuto. L'intercambiabilità della striscia permette a Cascate di cambiare pelle e narrazione. Pattern geometrici legati alle onde (Seigaiha), alla natura o stampe stagionali trasformeranno radicalmente il significato dell'opera di volta in volta. Il corpo di chi la indossa diventa così l'attivatore finale dell'abito, decidendo quali storie e quali ritmi far confluire in questa unione indissolubile tra la rigidità della matrice e la fluidità liquida dell'antico tessuto giapponese.


 

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